educazione mestruale

Ridefinire l’identità femminile

Dopo più di dieci anni di percorsi, che mi hanno radicalmente trasformata sbloccando la mia amenorrea e al pcos, nel 2014 decisi d’intraprendere ufficialmente il cammino nell’universo femminile in chiave professionale. Il mio approccio è così variegato e poliedrico che mi piace chiamarlo “sostegno alla consapevolezza ciclica della donna” perché in una frase si definisce chiaramente il senso del mio operato.

Il tema della ciclicità femminile è discusso già da diversi decenni, ma solo da una decina d’anni l’argomento sta prendendo piede con “incalzante successo”. Le ragioni di questo incremento sono molteplici, ma personalmente ritengo che ad emergere su tutte, sia la semplice e potente necessità di “ridefinire l’identità femminile” dentro ognuna di noi. Posso affermare ciò, grazie ad anni di esperienza a contatto con donne e ragazze di tutte le età che mi hanno permesso di “toccare con mano” quanto questa necessità sia presente, consapevole o no, su più generazioni.

Quando parlo di “identità femminile” intendo, infatti, porre l’attenzione non tanto sul senso identitario femminile (“chi sono?”), ma sulla necessità di trovare il proprio posto, fisico e metaforico, nella vita (“qual è il mio posto?”): la ridefinizione femminile parte proprio dalla domanda “qual è il mio posto?” perché ognuna di noi sa chi è, o chi vuole essere, ma la maggior parte non sa quale sia realmente il proprio posto nella propria vita. Ed eccoci ad affannarci, giorno dopo giorno, alla ricerca di qualcosa che crediamo di trovare all’esterno, ma che alla fine dei conti non troviamo mai.

Nella psiche femminile le “radici” sono la base della sicurezza personale: possiamo fare le esperienze più avventurose, visitare luoghi inesplorati della nostra interiorità, affrontare sfide quotidiane lavorative e familiari con dignità, solo se certe di poter “tornare a casa”, nel nostro posto sicuro, in cui “digerire” le esperienze emotive vissute.

Questo posto, secondo me, è il nostro grembo: capace di elaborazioni emotive incredibili, è il centro esatto della nostra femminilità. Troppo spesso, però, lo teniamo “compresso” e “silenzioso”: vi buttiamo dentro le esperienze come fossero vecchi oggetti in uno stanzino stracolmo; arriverà un giorno in cui sarà talmente pieno da far “esplodere” la nostra emotività in modi indesiderati.

Ecco perché il nostro grembo andrebbe ascoltato e accolto soprattutto nel momento del rilascio mestruale: è il posto dentro cui tornare per elaborare le esperienze vissute nel mese, ma se non glielo permettiamo, vivremo con dolore (o assenza di percezioni fisiche) il momento del rilascio mestruale, accumulando emozioni negative sopra le altre.

La società occidentale in cui viviamo ha fatto passi da gigante nel permetterci di farne parte in modo attivo; basti pensare al diritto di voto, parità nel lavoro, ecc. Tutto questo, però, è stato ottenuto dalle precedenti generazioni scendendo a patti con realtà che hanno poi chiesto loro di “fare sacrifici”, mettendo da parte una grossa fetta dell’emotività femminile, ed insegnando a noi figlie a fare altrettanto, trasmettendolo a nostra volta.

L’ambiente sociale in cui viviamo fa fatica ad aprirsi alle donne. Si, apparentemente ci sono moltissimi miglioramenti su tanti fronti, ma in concreto? Non quanti dovrebbero essercene.

In questo non c’è colpa o giudizio, ma il desidero di porre un’attenzione consapevole sul posto che occupiamo, o no, nella nostra vita: abbiamo la possibilità di “sbloccare” la situazione prendendone le redini e attuando una vera e propria “rivoluzione femminile”.

Per capirci, però, quando parlo di “rivoluzione femminile” non intendo i moti del ’68 e le esternazioni aggressivo-oppositive tipiche degli ultimi cinquant’anni, ma a una vera e propria rivoluzione individuale, una crescita personale che riallinei al senso profondo d’identità femminile. Ed è esattamente lì che vorrei porre la tua attenzione: definire il tuo posto nella vita significa rivoluzionare la “convinzione limitante” che hai di quel posto: i parametri che tutte noi usiamo sono ancora imposti dall’esterno, soprattutto dalle donne venute prima, e non scelti attivamente da noi. E’ giusto onorare il vissuto delle antenate, ma noi dove ci collochiamo in tutto questo? Viviamo nel presente un passato non nostro, che ci impedisce di costruire un futuro differente per noi stesse e per i figli che verranno. La via di mezzo sarebbe ottimale.

Ognuna di noi ha il diritto d’iniziare a essere responsabile per le proprie scelte, di creare nuove chiavi comunicative nel lavoro e in famiglia, di insegnare a sé stessa e agli altri come accogliere la propria ciclicità ed emotività femminile.

Non dico che sia facile, ma neanche impossibile. Ecco che il mio lavoro pedagogico ti sostiene nel processo di “consapevolezza ciclica” utile ad accogliere te stessa, la vita e gli altri, proprio in questa sequenza: si parte sempre da piccoli passi individuali, per poi rendersi conto della collettività, definendo con serenità la propria posizione. Tutto è ciclico, soprattutto il pensiero femminile. Tutto è creativo, come la ciclicità femminile. Accogliere la propria ciclicità, secondo la mia metodologia, significa “accogliere la creatività nella vita”, aprendoti alla possibilità di viverla seguendo il tuo sentire femminile.

L’universo del “sentire femminile” è ampissimo e variegato, perché ancora poco esplorato, ma superando il timore iniziale, imparerai a prenderti il tempo e lo spazio per attuare la trasformazione desiderata.

Per iniziare questo processo di ascolto, accoglienza ed allegria ho deciso di creare questo blog in cui ogni mese esploreremo insieme un macro-tema femminile.


Colgo l’occasione di questo primo articolo sul nuovo blog, per ringraziare pubblicamente tutte le donne che in questi cinque anni mi hanno seguita nella maturazione del progetto di Educazione Mestruale, quelle che hanno visto risultati concreti grazie al mio sostegno, e tutte le donne e ragazze che avrò il piacere di aiutare in futuro. Insieme stiamo creando un futuro in cui essere pienamente donne di pace. Grazie.