educazione mestruale

L’Educazione Mestruale in Italia

Attualmente in Italia si sente parlare troppo e male di mestruazioni e di benessere femminile. Da prima che esplodesse il “Period Boom” numerose correnti di pensiero che trattano il tema finivano per palrare solo tra loro. Questo perché da sempre l’informazione su ciò che riguarda la salute femminile è stata delegata a medici (ginecologi ed ostetriche) e professionisti in ambiti scientifici (biologi, farmacisti, nutrizionisti, ecc.) che hanno mantenuto un profilo informativo-preventivo di emergenza.

Oggi tutto questo serve più che mai, ma altrettanto importante è considerare tutta quella gigantesca componente psico-emozionale racchiusa dentro l’evento delle mestruazioni e della ciclicità femminile in generale.

Una parte di questi aspetti psicologico-comportamentali è stata esplorata da alcune psicoterapeute come Loretta Martello, Marina Valcarengi e tante altre luci sparse in un panorama ancora troppo disinteressato per aprirsi a questi discorsi. Non sto giudicando nessuno, beninteso. Sto solo facendo una breve digressione in merito all’evoluzione della disciplina di cui mi occupo.

La crescente politicizzazione del femminismo come modo per esprimere la propria autonomia femminile ha creato tra noi donne frammentazioni piuttosto marcate. Ciò che di buono tutte condividiamo è l’aver sviluppato interessanti movimenti di sostenibilità ambientale che, dagli anni ‘90 dello scorso secolo, stanno pian piano maturando con il fenomeno delle ecomestruazioni.

Contemporaneamente, verso la fine dello scorso secolo, moltissimi movimenti olistici e spirituali hanno iniziato a fiorire in questa ferita femminile con la volontà apparente di portare evoluzione, ma con il risultato di creare ancora più lontananza tra chi era in “cammino” e chi non sapeva da che parte iniziare ad occuparsi di sé stessa. In questo caso, sì, sono volutamente giudicante, perché ritengo che moltissimi di questi movimenti stiano creando dei danni incredibili idealizzando e mitizzando la donna come fosse una “dea”, tralasciando la complementarietà con il maschile o, peggio, strumentalizzandolo e rendendolo “la vittima che prima fu carnefice”.

L’ultimo aspetto emergente di questo macro-tema è la pedagogia. Il termine “pedagogia mestruale” è stato coniato nel 2015 dalla spagnola Erika Irusta, (la quale, però, non è nè una pedagogista nè ha una vera competenza in ambito di educazione sessuale, quindi… bho!). In realtà il primo vero concetto di educazione mestruale con un primo approccio multidisiplinare sul tema nasce dall’esperienza trentennale di Alexandra Pope, autrice del famosissimo libro “Mestruazioni”. Nel 2017, in oltre, la giornalista Elise Thiebaut ha cercato di elaborare un sunto sul tema dei tabù mestruali nel libro “Questo é il mio sangue”.

Portare avanti un’informazione più completa, organica, che veda evolvere i concetti dietro i tabù che le mestruazioni portano con loro, è un passo davvero importantissimo per tutte noi, ovunque nel mondo.

In Italia questa visione d’insieme ancora non esiste, ma esiste la mancanza di rispetto.

Sfortunatamente il mio lavoro di divulgazione ed informazione è un “piatto appetitoso” per le donne che vedono nell’educazione mestruale un’opportunità di visibilità e successo. Rare sono coloro che hanno una formazione pedagogica e in educazione sessuale (riconosciuta dal FISS), integrata ad anni di lavoro sul campo rispetto a tematiche piuttosto forti dell’universo femminile, ma ancora più rare sono le donne che prima di lavorare su questi temi li hanno realmente affrontati su di loro, scavando in profondità e riemergendone fortificate al punto tale da poter sostenere l’esperienza di altre donne.

Proprio questa settimana mi sono trovata di fronte all’ennesima “baggianata new age” di un’associazione che millanta una “formazione” per educatrici mestruali (oddio!), non chiedendoti prerequisiti e proponendoti solo 36 ore di formazione online! La cosa più triste è che una delle donne che gestisce questa “formazione” (sinceramente chiamarla così non è decisamente appropriato) mi conosce bene, ha frequentato i miei gruppi e seguito il mio lavoro con il progetto Educazione Mestruale; ma non una parola sul fatto che volesse creare una “formazione” usando la mia proposta. Una merda. Sono stata trattata come una merda da gente che ti parla di “sorellanza” e “accoglienza” (si, questa gente è accogliente solo se le paghi profumatamente a quanto mi dicono). La cosa che mi fa più arrabbiare, oltre al fatto che la legge italiana consente loro di far quel che gli pare, portando ad equiparare 36 misere ore di studio teorico di una sconosciuta,  a oltre dieci anni del mio lavoro in questo campo, è la mancanza di rispetto nei tuoi confronti. Si, nei tuoi e di chi si sta affidando a “bagianate newage” per “formarsi” in una professione inesistente (lo Stato Italiano non la riconosce come tale!!!) e, soprattutto, a chi si affiderà a queste “educatrici” non qualificate per poter gestire un tema così importante e delicato a livello emotivo, ma soprattutto psicologico (!!!).

Tutti i lavori hanno le loro difficoltà, ma ti assicuro che ne ho davvero le scatole piene.

Il mio impengo decennale ed estremamente professionale è difficile da apprezzare per chi vive di “pane e invidia” (come diverse ostetriche di cui ti lascio intuire la cafonaggine). E altrettando semplice da copiare per chi non ha idee proprie e vede nelle proposte “al femminili” l’opportunità di guadagnare sfruttando l’ignoranza di donne e bambine (altro che “sorellanza”…).

Personalmente vedo l’educazione mestruale come la fucina di insegnamenti in cui coltivare il rispetto verso chi ha impiegato anni della propria vita a portare avanti un sogno che ora permette a te, che lavori con me, di vedere la tua ciclicità diversamente. Quella diversità si traduce nell’opportunità di ritrovare la tua originalità senza più insicurezze, imparando a portare felicità nella tua vita (senza toglierla alle altre donne). Questo è quello che insegno alle bambine, alle ragazze e alle donne che lavorano con me.

Sara Lea Cerutti