educazione mestruale

L’Educazione Mestruale in Italia: la mia visione delle cose.

Attualmente in Italia si sente poco parlare di mestruazioni e di consapevolezza femminile. In realtà esistono correnti di pensiero che trattano il tema da punti di vista piuttosto diversi, ma in tutti i casi sono relegate a contesti di nicchia. Questo perché da sempre l’informazione su ciò che riguarda la natura femminile è stata delegata a medici (ginecologi ed ostetriche) e professionisti in ambiti scientifici (biologi, farmacisti, nutrizionisti, ecc.) che hanno mantenuto un profilo informativo-preventivo-igienico di emergenza.

Oggi tutto questo serve più che mai, ma altrettanto importante è considerare tutta quella gigantesca componente psico-emozionale racchiusa dentro l’evento delle mestruazioni e della ciclicità femminile in generale.

Una parte di questi aspetti psicologico-comportamentali è stata esplorata da alcune psicoterapeute come Loretta Martello, Marina Valcarengi e tante altre luci sparse in un panorama ancora troppo disinteressato per aprirsi a questi discorsi. Non sto giudicando nessuno, beninteso. Sto solo facendo una breve digressione in merito all’evoluzione della disciplina di cui mi occupo.

La crescente politicizzazione del femminismo come modo per esprimere la propria identità femminile ha creato tra noi donne frammentazioni piuttosto marcate. Ciò che di buono tutte condividiamo è l’aver sviluppato interessanti movimenti di sostenibilità ambientale che, dagli anni ‘90 dello scorso secolo, stanno pian piano maturando con il fenomeno delle ecomestruazioni.

Contemporaneamente, verso la fine dello scorso secolo, moltissimi movimenti olistici e spirituali hanno iniziato a fiorire in questa ferita femminile con la volontà apparente di portare evoluzione, ma con il risultato di creare ancora più lontananza tra chi era in “cammino” e chi non sapeva da che parte iniziare ad occuparsi di sé stessa. In questo caso, sì, sono volutamente giudicante, perché ritengo che moltissimi di questi movimenti stiano creando dei danni incredibili idealizzando e mitizzando la donna come fosse una “dea”, tralasciando la complementarietà con il maschile o, peggio, strumentalizzandolo e rendendolo “la vittima che prima fu carnefice”.

boscoDa quest’ultima macro-corrente di pensiero (la spiritualità femminile) mi sono discostata da poco e con grande fatica. Mi ci avvicinai attivamente verso gli inizi del 2000 perché ispirata dall’idea di trovare, anche in Italia, una “Sorellanza Illuminata” che fosse capace di accogliere chi si sente davvero diversa, più matura anche se giovane, più vicina ai temi spirituali che mondani, per poi ritrovarmi ad essere emarginata e invidiata per la mia diversità e le mie idee anticonformiste. Dire che fu deludente non rende giustizia al senso di tradimento che ancora oggi provo. Ma forse, in parte mi sta anche bene. Non sono una santa, anzi. Molti dei conflitti che ho vissuto in questi ambienti stagnanti d’insicurezze velate, sono anche colpa mia. Non prenderne atto significherebbe non aver imparato nulla dall’esperienza e di cose, ti assicuro, ne ho imparate davvero tante.

Eccomi ad esplorare l’ultimo aspetto emergente di questo macro-tema: la pedagogia. Il termine “pedagogia mestruale” è stato coniato dalla spagnola Erika Irusta, ma il concetto di educazione mestruale (e un primo approccio internazionale ad una scuola strutturata sul tema) nasce dall’esperienza trentennale di Alexandra Pope, autrice del famosissimo libro “Mestruazioni”.

Portare avanti un’informazione più completa, organica, che veda evolvere i concetti dietro i tabù che le mestruazioni portano con loro è un passo davvero importantissimo per tutte noi, ovunque nel mondo.

In Italia questa visione d’insieme ancora non esiste, ma esiste la mancanza di rispetto.

Sfortunatamente il mio lavoro è un piatto appetitoso per le donne insicure e avide, che vedono nell’educazione mestruale un’opportunità di successo. Rare sono coloro che hanno una formazione pedagogica come la mia integrata ad anni di lavoro sul campo rispetto a tematiche piuttosto forti dell’universo femminile, ma ancora più rare sono le donne che prima di lavorare su questi temi li hanno realmente affrontati su di loro, scavando in profondità e riemergendone fortificate al punto tale da poter sostenere l’esperienza di altre donne in questo processo. Proprio questa settimana mi sono trovata di fronte all’ennesima “baggianata new age” di un’organizzazione che millanta una formazione per educatrici mestruali, non chiedendoti prerequisiti e proponendoti solo 36 ore di formazione. Senza nulla togliere alle buone intenzioni di chi propone queste esperienze, chiamarla formazione non è decisamente appropriato. Purtroppo, la legge italiana glielo consente, portando ad equiparare le 36 ore di una donna che sicuramente avrebbe bisogno di fare del lavoro su di sé prima di mettere le mani su un’altra persona, al mio lavoro. Secondo te come dovrei sentirmi?

Tutti i lavori hanno le loro bellezze e le loro difficoltà, ma quello che non si fa mai è parlarne. Io, invece, lo faccio. Non solo, lo faccio a viso aperto e con il coraggio che solo chi ne ha viste davvero tante sa trovare. 

Molte donne, quando mi vedono, dicono che sono accogliente, gioviale, sorridente, che con me viene voglia di ridere e di stare bene. Quando conoscono la mia storia, le violenze subite da mio padre, l’anaffettività di mia madre, gli anni di terapia, le vigliaccate subite da colleghe che fingevano di essermi amiche, non hanno più parole. Mi osservano e basta, silenziose. Ma io so a cosa pensano: pensano alla loro storia, alla storia delle donne della loro famiglia, alla vita che vorrebbero fosse migliore per tutte. Ecco che cos’è l’educazione mestruale per me. Dare l’esempio. Offrire un esempio concreto di giovane donna che si sta facendo strada nella vita con le unghie e con i denti, riuscendo a non cadere nel cliché della “vittima” o della “guerriera”, ma riscattando l’amore, la gentilezza e le risate come vera rivoluzione.

Si, le risate. Quante delle donne citate prima credi portino allegria e leggerezza nei loro ambienti “femminili”? Quasi nessuna. Soprattutto se lo fanno, non lo dicono. Questo è il peggiore dei tabù legato alla nostra identità femminile: pensare di mancare di umorismo perché donne.

Nei dieci anni passati nel settore educativo ho imparato prima di tutto a non prendermi mai sul serio. Lavorare con gli adolescenti ti sveglia, non solo perché sono svegli loro e gli devi stare dietro, ma perché ti rendi conto di quanto si prendano sul serio. Moltissime donne adulte mantengono quella serietà. Una rigidità comportamentale che fa scattare in loro una serie di meccanismi a catena deleteri. Se poi le inserisci in un contesto collettivo, dove altre donne serie si fomentano a vicenda, ecco che il disagio non si sbloccherà mai.

Vedo moltissimi episodi di  “rinnovamento femminile”, ma pochissime risate. Molte donne “guerriere”, ma poche che si dedicano davvero alla Pace (prima di tutto interiore) tra donne. E sinceramente ne sono un po’ stufa. Non tutte siamo come loro, anzi. Siamo molte di più come me e te che leggi. Donne semplici, che desiderano vivere bene con i loro mariti/compagni, nel rispetto di sé stesse e degli altri. Il problema è che nessuna lo dice. Nessuna dà voce a questa enorme fetta di donne come me e te. Così leggi un sacco di storie, di racconti rivoluzionari, aggressivi e non sai più chi sei. Credi di essere diversa, sbagliata, sola, ma non è così. Se guardi la tua storia, quante volte sei cambiata, ciò che hai fatto, visto e vissuto con il cuore, ti rendi conto di essere davvero una donna ricca di possibilità ancora da esplorare. Ecco cos’è l’educazione mestruale per me. Dare l’esempio. Offrirti un esempio concreto di come una donna equilibrata possa cambiare continuamente, manifestando davvero il “rinnovamento femminile” desiderato con la pace nel cuore.

Il mio lavoro è difficile da accettare per chi divide la vita in “femminista o maschilista”, ma apparentemente facile da copiare per chi è superficiale o vede nelle tematiche femminili l’opportunità di guadagnare.

bosco2Personalmente, invece, vedo l’educazione mestruale come un esempio che si tramanda da donna a donna. Un dono che viene accolto con rispetto verso chi ha impiegato anni della propria vita a portare avanti un sogno che ora permette a te, che lavori con me, di vedere la vita diversamente. Quella diversità si traduce nell’opportunità di ritrovare la tua originalità senza più insicurezze, imparando a portare felicità nella tua vita senza toglierla alle altre donne. Questo è quello che insegno alle bambine, ragazze e donne che lavorano con me.

L’educazione mestruale in Italia è indietro anni luce rispetto a concetti come questi, che in altri paesi sono la normalità, ma non è guardando all’esterno che si risolvono i problemi (o peggio, andandoci a vivere per poi sputare sentenze su noi che “siamo ancora qui”). La strada è lunga e da sola non potrò fare granché, ma oggi sono qui a parlarti di ciò di cui nessuna parla senza più peli sulla lingua, ora rossa come il mio sangue.

Sara Lea Cerutti