consigli di lettura

Donne che corrono coi lupi. Il mito della donna selvaggia.

La prima volta che tenni in mano “Donne che corrono coi lupi” avevo circa sedici anni. Lo stile narrativo, seppur accattivante, non era certo adatto ad un’adolescente; così abbandonai la lettura.

La seconda volta che provai a leggere il libro della Pinkola Estés avevo vent’anni. Fu su consiglio di alcune donne che parteciparono con me ad una delle mie prime capanne sudatorie. Anche in questo caso non riuscì a terminarlo, abbandonandolo, un pò scoraggiata, sulla pila di altri libri a tema.

La terza volta fu quella buona. Fu grazie ad una mia allieva che me ne parlò in modo davvero coinvolgente. Questa volta, però, decisi che sarebbe stato opportuno prenderlo a “piccole dosi”, leggendo un capitolo per volta. Prendermi il tempo per “digerire” le profonde riflessioni che ogni capitolo mi suscitava, mi ha permesso sia di finirlo (evviva!) sia di riconsiderare alcuni aspetti sul tema.

IMG_20180531_145342A differenza degli altri testi di cui vi ho parlato con grande entusiasmo i mesi scorsi, il libro della Pinkola Estés non mi ha suscitato questi sentimenti. Non per questo, però, sarebbe giusto “scartarlo” a priori: sarebbe come se cercassi di parlare “bene” di un tema, tralasciandone punti di vista differenti per avallare una tesi fittizia. Una prospettiva di questo tipo minerebbe la complessità dell’argomento e la possibilità di ampliare la propria visione sul tema. Questo, però, non significa trascurare la propria opinione e i propri gusti, livellandosi alle mode letterarie del momento.

Personalmente ritengo che “Donne che corrono coi lupi” sia denso, per certi versi un pò troppo “new age”, eccessivamente viscerale e a tratti noioso; ma resta un “capo saldo” della letteratura al femminile degli ultimi quarant’anni.

Come educatrice, da oltre dieci anni, m’interesso di archetipi, ruoli genitoriali, miti, storie familiari, educazione affettiva e comportamentale, perché ho notato che questi temi ritornano in ogni fase dello sviluppo umano. Anche da adulti, ritorniamo sui nostri miti, rivolgiamo lo sguardo ai nostri archetipi; alle volte in modo consapevole, la maggior parte delle volte in modo inconsapevole.

Ecco perché “Donne che corrono coi lupi” per molte donne adulte, e curiose, può essere illuminante: camminare tra le fiabe della propria infanzia è un ottimo modo per camminare la propria storia, rielaborarla, e scoprirne risvolti interessanti. Non mi addentrerò nel racconto del testo in quanto non voglio “spoilerizzare” il libro a chi non l’abbia ancora letto. Mi preme sottolineare solo la peculiarità di un racconto nel racconto, dell’intento della Pinkola Estés di far sì che il libro risulti più un testo di formazione che il solito manuale. Questo è senz’altro lodevole, perché per niente facile da creare.

Il mio consiglio, in fine, è quello di leggerlo “step by step”, cioè capitolo per capitolo, concedendosi delle pause di riflessione e integrazione.

1380226_573872695981828_2122464749_nQuesto può esser visto anche come un ottimo esercizio di ascolto interiore, perché il testo porta a tir fuori emozioni che necessitano di essere accolte, integrate e lasciate fluire. E’ necessario, quindi, creare le condizioni migliori affinché si prenda coscienza di ciò che c’è dentro di noi, nel nostro grembo, per smettere d’identificarci con il mito e s’inizi a rispettare la propria visione personale per costruire la vita che si desidera. Questa è la saggezza della donna che non ha più paura dei lupi (della sua interiorità) e che, anzi, impara a correre insieme a loro “accarezzando” con gioia la sua natura selvaggia.

Come sempre, mi farà piacere sapere se avete letto questo libro, oppure se lo leggerete, e quali considerazioni vi ha fatto sorgere. Se, in oltre, desiderate un confronto su alcuni temi emersi dal testo, vi basterà richiedere una consulenza (anche online) specifica usando il MODULO CONTATTI che trovate sul sito.