archetipi femminili

L’archetipo della Madre: la dea Madre o “Grande Madre”

Il mese scorso ho aperto il discorso sugli archetipi femminili parlando della dea Artemide [se te lo se perso, leggilo qui] in relazione ai diversi approcci che una donna può avere nei confronti della ivg. Avendo accennato all’archetipo della Grande Madre ed introdotto il tema con il libro “Pensiero Madre” di Federica De Paolis, trovo sia giusto soffermarmi brevemente su questo aspetto.

Dee mariane, maternità e matriarcato sono argomenti che, nel bene o nel male, vengono usati da decenni per parlare di “emancipazione femminile”: una strumentalizzazione politica che, però, non fa altro che alimentare false speranze nelle giovani donne che seguono teorie anche piuttosto strampalate. Io per prima mi sono ritrovata a seguire teorie “alternative” sulla maternità [leggi qui], per poi rendermi conto che il solo obiettivo di chi le proponeva era il proprio tornaconto economico. Ho conosciuto donne “emancipate” che, pur denigrando la maternità, fungono da “mamme” (o forse dovrei dire da “guru”) alle donne che le seguono come “figlie devote”.

In effetti, al giorno d’oggi l’archetipo della Madre non può esistere senza una “figliolanza” di qualsiasi tipo: troppo spesso questo legame vira nella dipendenza, trasformando l’archetipo in un ideale stereotipato in cui la “madre perfetta” si occupa del suo “mondo perfetto”.

Quando lo stereotipo della Madre prende il sopravvento, porta la donna ad essere “aggressiva ed accudente” allo stesso tempo; a considerare tutto ciò di cui si occupa una sua proprietà di cui disporre a piacimento e su cui esercitare il controllo (proprio come un uomo). Una donna in balìa dello stereotipo della Madre avrà accanto a sé una “figliolanza” di donne all’interno della quale si celerà un gruppetto che non vede l’ora di usurparne la leadership per esser loro le “vere madri” del gruppo. L’unica soluzione è riequilibrare lo stereotipo, trasformandolo in archetipo e “disperdere” energicamente la figliolanza negativa, sostenendo solo chi non ha secondi fini nel ricevere il nutrimento elargito da una “buona” Madre.

Mi rendo conto di aprire molte porte con questo discorso, ma è bene sapere che c’è differenza tra manifestare l’archetipo della Madre ed esprimerne un’ideale sognante e stereotipato (che troppo spesso vira nel negativo).

Accogliere la Grande Madre dentro di noi significa fare i conti con la nostra madre biologica. Nel bene e nel male. Né santa né puttana. Solo nostra madre, con le sue miserie e le sue bellezze. Riuscire a fare “pace” con lei, con ciò che ci ha trasmesso tra giudizi e condizionamenti, vedendola come un essere umano, ci avvicina davvero a quell’ideale di Madre a cui aspiriamo.

Questo discorso non vale solo per chi desidera avere un figlio nell’immediato futuro, ma per tutte. Come detto, ho conosciuto “guru” super emancipate senza figli esser più dipendenti loro dai “seguaci” che non una madre casalinga vedova di mezz’età dai figli. Se non si fa “pace” con la madre biologica non si sarà mai in grado di manifestare serenamente l’archetipo della Grande Madre.

E’ inutile leggere libri che spaziano sul tema, seguire seminari su seminari, creare rete tra donne, se poi si è in balìa di uno stereotipo di Madre che assomiglia terribilmente ad un Padre in gonnella dell’era del patriarcato.

La prossima settimana, cioè venerdì 19 ottobre, invierò a tutte le iscritte alla nostra Period Letter uno “special” sulla leadership personale, in cui approfondirò questo discorso. Se desideri riceverla, ti basterà usare il modulo contatti (leggi bene tutte le indicazioni per come fare!) che trovi QUI.

Ci leggiamo la prossima settimana!

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