consapevolezza ciclica

Irregolarità mestruale: è davvero un problema?!

Spesso in sessione mi viene chiesto da donne di tutte le età se le loro mestruazioni sono “normali” anche se “irregolari”. Nonostante esistano dei parametri statistici per definire tutte le cose, l’idea che esistano delle mestruazioni “normali” implica che tutto ciò che non è conforme a quella normalità sia qualcosa da guardare con sospetto, insilando in noi un pre-giudizio (si giudica senza conoscere) potenzialmente negativo.

Il tabù delle mestruazioni non si limita solo al non poterne parlare pubblicamente, ma anche che tutte noi dobbiamo, per forza, essere conformi a standard medico-sanitari che, di fatto, sostengono solo il mercato dei farmaci e ormoni (con controindicazioni che impattano sulla nostra salute) e degli assorbenti “usa e getta” (di quest’argomento te ne parlo qui).

Quando in sessione alcune donne, preoccupate, mi chiedono se la loro ciclicità “va bene” come me la descrivono, mi sorge spontaneo chiedermi se quel bisogno di rassicurazione non nasconda altri disagi. Normalmente è proprio così, perché molte volte in questi casi l’irregolarità (non patologica sia chiaro) è sintomatica anche del bisogno di riconoscere la propria unicità. Lo so, è un concetto piuttosto astratto, ma allo stesso tempo pratico: se sei “irregolare” rispetto alle altre donne, significa che una parte di te si sta concedendo di essere sé stessa, mettendo in evidenza la tua diversità.

Sta tutto nel riconoscere questa richiesta inconscia del corpo e darle il giusto tempo e spazio per esprimersi: può darsi, infatti, che tu non stia dando più energia a passioni e talenti, provocandoti quindi sofferenza emotiva che somatizzatizzi nel corpo.

L’irregolarità mestruale è un valido aiuto per sondare ciò che non va nella tua vita. Prova a dargli la giusta importanza, spostando la visione dal “Mi devo uniformare alle altre”… al “Se sono irregolare, vuol dire che ho delle unicità da esplorare ed accogliere nella mia vita!”

Quando l’irregolarità diventa patologica con fenomeni di amenorrea (cioè periodi medio-lunghi di assenza delle mestruazioni), la situazione cambia. Spesso si pensa all’amenorrea come ad un “problema” solo in termini procreativi (perché, di fatto, se non arriva la mestruazione significa che non avviene neanche l’ovulazione), ma non è sempre e solo questo. I soggetti che più spesso soffrono di amenorrea hanno una routine giornaliera pessima: adolescenti arrabbiate, studentesse stressate e donne in carriera vivono continuamente sotto stress, dormendo poco e mangiando ad orari assurdi alimenti non sempre salutari.

Quando siamo sotto stress attiviamo risorse energetiche che il corpo normalmente non usa: la cattiva alimentazione induce, quindi, l’organismo ad una “pausa” per mantene nel corpo le risorse necessarie alla sopravvivenza (pausa che è tra le prime “spie” attraverso cui riconoscere le prime fasi dell‘anoressia). Sopratutto, viviamo ogni interazione con l’esterno (persone e situazioni) come “invasiva” e attiviamo meccanismi di difesa che “bloccano” tutte le funzioni percepite come “inutili” (mestruazioni comprese): quel che manca a livello emotivo a chi soffre di amenorrea è la capacità di delimitare i propri confini personali. Ad esempio, una donna in carriera può trovarsi a svolgere per un’azienda più lavori contemporaneamente: sa come fare bene tutto, ma le scadenze sono ravvicinate e fatica a mantenere il giusto ritmo, perché viene continuamente interrotta da qualche collega insicura o da un capo esigente. Lo stress accumulato provoca nella donna diverse forme d’irregolarità (mestruale, emotiva, alimentare, ecc.), che denotano una condizione disagevole che andrà peggiorando: per questo è necessario riportare il ritmo personale ad un livello ottimale, in modo che periodicamente possano verificarsi l’ovulazione e la mestruazione.

Esistono molte altre forme d’irregolarità mestruale (proprio perché chi le vive sta comunicando qualcosa d’importante rispetto alla sua personalissima femminilità), ma tutte le donne con cui ho lavorato mi hanno raccontato di avere un rapporto difficile con i cambiamenti (se te lo sei perso, leggi l’articolo cliccando qui) e con le figure femminili di riferimento durante gli anni dello sviluppo.

La ciclicità femminile (sai ormonale, sia emozionale) è irregolare per natura: la “normalità” (sanitaria e psichiatrica) è un costrutto umano che serve solo da parametro per valutare in modo logico e razionale qualcosa che vive “oscillazioni emotive” come le onde del mare.

Se stai vivendo un periodo d’irregolarità mestruale senza dolore e sofferenza, significa semplicemente che il tuo ritmo personale sta cambiando. Cambiare è normale e fa bene. Se, invece, la tua ciclicità è dolorosa, significa che c’è qualcosa di più importante da considerare (in questo caso, rivolgiti tempestivamente alla tua ginecologa) e che necessita di più strumenti per essere accolta ed espressa nella tua vita.

Nel mio lavoro mi avvalgo di diverse collaborazioni con professioniste che vanno dall’ambito sanitario a quello psicologico, ma anche alimentare e sportivo. Trovo sia importante lavorare in team per favorire il benessere psicofisico di chi richiede un mio intervento educativo.

Se senti di volerti confrontare con me sulla tua ciclicità, puoi richiedermi una consulenza educativa sia tramite Skype, sia di persona presso il mio studio a Torino.

Ci leggiamo la prossima settimana

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