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REVENGE PORN: cos’è e come prevenirlo

Negli ultimi tempi si parla spesso di “sexting” (cioè lo scambio di immagini sessualmente esplicite tra i giovani), di “revenge porn” (cioè la pubblicazione di immagini e video intimi per vendetta) e di “sextortion” (cioè ricatto sessuale consistente nel minacciare la vittima di rendere pubbliche foto private) senza sapere bene come prevenirlo.

In realtà esiste un bellissimo progetto “made in Italy” chiamato In Your S.H.O.E.S. nato proprio con lo scopo di fornire supporto legale e sostegno psicologico alle vittime di abusi basati su immagini intime non autorizzate nel web (NCII). Iniziativa di un gruppo di studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, lo scopo del progetto è informare e sensibilizzare i giovani sul tema e sui rischi.

In Your S.H.O.E.S. vuole ridurre l’odio e la discriminazione online: la facilità di condivisione in rete ha contribuito una diffusione di contenuti incontrollata, generando commenti discriminatori anche piuttosto pesanti. Molti di questi riguardano immagini e video sessualmente espliciti messi in rete senza consenso e che una volta postati difficilmente possono essere cancellati. La diffusione online di immagini intime senza consenso comporta una vera e propria violenza psicologica e sessuale nei riguardi della vittima, definita come cyber-stupro. Il riconoscimento legislativo è fondamentale per far sì che chiunque possa essere rispettato e protetto: infatti il progetto In Your S.H.O.E.S. sta portando avanti una petizione per dichiarare REATO (con una pena che preveda la reclusione da uno a tre anni) la diffusione di immagini e video sessualmente espliciti senza consenso.

Il progetto Educazione Mestruale sostiene la campagna di sensibilizzazione sul tema in rete, nelle scuole e tramite l’approvazione della legge a tutela della vittime.

Per spiegare meglio alcune cose ho pensato di intervistare direttamente i coordinatori del progetto In Your S.H.O.E.S.:

1) Com’è nata l’idea del progetto “In Your S.H.O.E.S.”?

Tutto è iniziato nel mese di Ottobre prendendo parte alle “Peer to Peer: Facebook Global Digital Challenge”, un’iniziativa di Facebook nata per combattere l’odio e la discriminazione online. Tra i vari argomenti che potevamo sviluppare, abbiamo deciso di parlare di Revenge Porn. Ci siamo informati e abbiamo capito che è un fenomeno molto diffuso in Italia, ma altamente sottovalutato. Proprio per questo, uno dei nostri obiettivi è sensibilizzare la società civile verso argomenti così delicati. In Your S.H.O.E.S. è, inoltre, un portale di assistenza. Il primo in Italia che offre aiuto alle vittime di abusi basati su immagini intime non autorizzate nel web. Nonostante il portale sia online da tre mesi, abbiamo già potuto aiutare diverse persone e speriamo di poterne aiutare molte altre.”

2) Come state aiutando le persone che subiscono il victim blaming? Sono più ragazze o ragazzi Secondo voi, perché?

Abbiamo notato che le persone preferiscono scriverci una email oppure un messaggio in direct su Instagram, piuttosto che contattare subito i nostri collaboratori attraverso il form Assistenza. Ci raccontano la loro storia, chiedendoci consigli su come agire. Noi personalmente non possiamo dare un aiuto concreto, perchè non siamo qualificati. Per questo motivo ci sono dei professionisti che hanno dato la loro disponibilità ad aiutarci gratuitamente. Sono psicologi e avvocati che si occupano di rispondere alle richieste che riceviamo. Al momento le persone più colpite da victim blaming sono donne, spesso giovanissime. Anche se non abbiamo dati ufficiali a riguardo, i fatti di cronaca degli ultimi anni dimostrano la trasversalità del fenomeno: due vittime, Tiziana Cantone di 31 anni e Carolina Picchio di 15 anni, appartenenti a generazioni differenti ma unite dallo stesso tragico destino.”

3) Tra gli obiettivi del progetto ci sono anche interventi nelle scuole. Secondo voi è utile cercare di introdurre l’educazione sessuale ed affettiva come materia preventiva nelle scuole? Da che età si dovrebbe iniziare?

Secondo noi educare i giovanissimi ad un rapporto sereno con la propria sessualità oggi è fondamentale, ma quello che ci siamo proposti di fare con le nostre attività scolastiche è rendere consapevoli i ragazzi degli effetti psicologici devastanti del victim blaming. “Allenarci” all’empatia, ovvero al sentire l’altro come noi stessi, ci sembra l’unica strada percorribile verso una riduzione dell’odio online. Gli interventi nelle scuole sono molto gratificanti, non abbiamo incontrato una “gioventù perduta”, ma ragazzi sensibili e comprensivi. Pensiamo che la scuola (partendo già dalle scuole medie) sia terreno fertile per un cambiamento radicale di mentalità.”

4) Come possiamo dare una mano affinché la situazione migliori?

Ci sono atti quotidiani che individualmente possiamo fare per migliorare la situazione: in primo luogo smettere di condividere contenuti che potrebbero ferire le altre persone. Quanti milioni di utenti hanno ricondiviso il video della povera Tiziana? O quanti abitualmente condividono commenti volgari sotto le foto di una celebrità? Dobbiamo collettivamente renderci conto che dietro ogni profilo c’è una persona in carne ed ossa.”

Puoi sostenere il progetto In Your S.H.O.E.S. firmando la petizione STOP REVENGE PORN utile per dichiarare REATO (con una pena che preveda la reclusione da uno a tre anni) la diffusione di immagini e video sessualmente espliciti senza consenso.

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