consigli di lettura

PERCHÉ NON SONO FEMMINISTA

Se il femminismo non è altro che un guadagno personale fatto passare per progresso politico, non fa per me. Se dichiarandomi femminista devo rassicurare che non sono arrabbiata, che non rappresento una minaccia, di certo il femminismo non fa per me. Io sono arrabbiata. E rappresento una minaccia.”

Così si presenta Jessa Crispin, attivista femminista statunitense della terza ondata, nel suo libro “Perché non sono femminista” rivolgendosi alle “femministe bianche e ricche” della quarta ondata che fanno parte di una categoria che di fatto ha perso qualsiasi connotazione identitaria con il femminismo della seconda ondata (quello del ’68 per intenderci) perpetuando, invece, valori sessisti di stampo patriarcale.

Nella prefazione di “Perché non sono femminista” si legge:

Perché-non-sono-femminista-960x675“Negli ultimi anni assistiamo sempre più frequentemente al fenomeno di attrici, cantanti e celebrità che proclamano la loro adesione al femminismo; contemporaneamente, sui social e sui mass media sono sempre più all’ordine del giorno gli scandali legati alle molestie e le campagne contro i comportamenti sessisti. Ma qual è esattamente la natura di questo “femminismo” che tanto viene chiamato in causa? Davvero basta condannare gli abusi sessuali e credere semplicemente che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, per potersi dichiarare femministe? Nel libro Jessa Crispin ci mostra come il femminismo moderno, nel suo sforzo di essere più inclusivo e universale possibile, abbia perso la sua carica rivoluzionaria, la capacità di legare la lotta per l’emancipazione femminile a una più ampia battaglia per il rovesciamento dello status quo, e come dietro al cosiddetto “girl power” si celi in realtà l’accettazione degli stessi valori del sistema patircale che crea l’ingiustizia e le disuguaglianze: il denaro, il potere e la sopraffazione del più debole in nome della realizzazione di sé (per approfondire il mio pensiero leggi: “RIVOLUZIONE MESTRUALE” e su “L’EDUCAZIONE MESTRUALE IN ITALIA” ). […] Recuperando le teorie femministe del Novecento, Jessa Crispin, tenta, invece, di immaginare nuovi valori e nuove pratiche per costruire un progetto completamente diverso, insieme collettivo e radicale: “una rivoluzione totale in cui alle donne non sia semplicemente permesso di partecipare al mondo come già è, ma in cui siano parte attiva nel riformarlo”.

Il progetto Educazione Mestruale concorda, in parte, con questa visione.

Nonostante tenda a non schierarmi su molte questioni politiche, è altresì inevitabile che abbia un’opinione in merito ad uno dei temi più determinanti nell’identificazione femminile attuale. In quanto figlia di una sessantottina, la cui famiglia d’origine era (ed è ancora) molto attiva nel sociale, ho vissuto la mia infanzia in un ambiente culturalmente florido che in parte ha condizionato la mia opinione su quelli che oggi definiamo come “femminismi”.

Personalmente ritengo che il femminismo promosso dal “girl power” non abbia tutte le risposte che crede di avere. Inoltre, di femminismi ce ne sono ultimamente tanti (un po come le religioni) e questo crea ancora più confusione tra le giovani che spesso mi contattano sui social.

Troppo spesso in questi anni di divulgazione ho conosciuto sessantottine che dopo aver ottenuto ciò che volevano (un posto di lavoro stabile, ecc.) hanno smesso d’interessarsi di politica. Troppo spesso sto lavorando con le loro figlie che ancora raccolgono i cocci di un’aggressività familiare subita da piccole (puoi approfondire parte del discorso QUI). Troppo spesso le ragazze della quarta ondata femminista vivono nel “mito del ’68” e non hanno idea di cosa significhi davvero parlare di parità di genere. Purtroppo le ragazze di oggi credono che il “girl power” permetta di fare ciò che vogliono: spesso questi gruppi di ragazzine (ma anche di donne adulte) sono artefici di fenomeni insulsi di bullismo nei confronti delle coetanee oppure inneggiano alla “libertà sessuale” senza rendersi conto di utilizzarla come scusa per giustificare atteggiamenti che insultando la propria e altrui dignità.

Non sto “bacchettando” i comportamenti delle ragazze (e delle adulte che ne cavalcano l’onda), ma sto dicendo che l’assenza di educazione familiare, di cultura di genere ed una buona analisi di coscienza da parte di chi oggi si dichiara “femminista” per interesse personale, sta generando questo fenomeno.

Inoltre, come educatrice da oltre un decennio, ho visto aggravarsi la situazione da vicino e sono tra le prime, in uno stato retrogrado come l’Italia, a battermi in difesa delle giovanissime (vedi “REVENGE PORN”) anche sui social, ma non posso non constare che questo movimento “al femminile” stia trasformando il femminismo in una barzelletta e distruggendo decenni di battaglie per i diritti di tutte.

Come intuite non ho bisogno di dichiararmi femminista per avallare il mio impegno decennale per la parità di genere.  Soprattutto tendo a non identificarmi in qualsiasi tipo di movimento (politico, spirituale, ecc.) perché ho visto troppe “schifezze” perpetuate da donne per le donne. In questi anni  di lavoro nel campo della ciclicità femminile ho incontrato professioniste “al femminile” che usano frasi come “attività di donne per le donne”, ma che non si rendono assolutamente conto che dietro questo tipo di messaggio si nasconde una grande ingiustizia: si stanno rivolgendo solo ad un pubblico di donne bianche ed eterosessuali. Non tutte le proposte che leggiamo sui social alimentano gli stereotipi di genere, ma negli ultimi anni moltissime cavalcano il fenomeno del “girl power” favorendo la solita nicchia di persone (anche all’interno delle comunità LGBT+, ma di questo ne parlerò più avanti). Io stessa iniziai aderendo ad alcuni di questi movimenti “al femminile” (che assomigliano più a delle sette) e, con fatica, me ne dissociai.

Giusto per capirci: nel momento in cui si utilizza il termine “al femminile” riferendosi solo a donne bianche ed eterosessuali, si accentua la differenza tra donne (altro che “sorellanza”) perpetuando stereotipi di stampo patriarcale.

In occidente sette persone su dieci sono vulvo-dotate e solo tre di loro sono eterosessuali. Tra lesbiche, bisessuali, trans e altre tipologie di persone vediamo che l’identità di genere “al femminile” deve ancora essere chiarita all’interno di comunità di “donne per le donne” in cui, purtroppo, molti femminismi attuali si collocano.

Come ho scritto più e più volte, l’Educazione Mestruale che ho elaborato in questi ultimi dieci anni ha l’obiettivo finale di supportare una reale integrazione delle donne nel tessuto sociale, partendo da ciò che ognuna di loro interpreta come femminile, senza nascondersi dietro ruoli che impediscono il concretizzarsi di modelli di pensiero realmente inclusivi. Per parlare di parità di genere, bisogna iniziare a considerare davvero tutte le identità femminili  (e maschili) come valide e trovare strumenti creativi utili nell’accogliere la varietà umana come un valore.

Ecco perché consiglio la lettura di “Perché non sono femminista. Un manifesto femminista.” e invito a confrontarci su quest’argomento.

Alla prossima settimana.

Un pensiero riguardo “PERCHÉ NON SONO FEMMINISTA”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...