cultura e società, sostegno alla genitorialità

Quando il bullismo è al femminile

Il libro del mese è un testo modesto, ma carico di significato. Un libricino dalla copertina “cartoonosa” e dal titolo inquietante: “Quando il bullismo è al femminile”. femminile Le autrici Emanuela Calandri e Tatiana Begotti sono ricercatrici presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, dove sono attualmente docenti di Psicologia dello Sviluppo. Le autrici introducono il manuale sottolineando un aspetto che condivido pienamente: “Questo testo si propone di approfondire il tema del bullismo con una particolare attenzione al genere femminile. Tuttavia è importante che i lettori sappiano che ciò che viene considerato comportamento tipico femminile può riguardare anche situazioni maschili. […] Ciò non perché si tratta di maschi che si comportano “da femmine”, ma perché i comportamenti dei due generi si stanno omologando. Per esempio, il fumo di sigaretta e l’abuso di alcool in adolescenza non sono più prevalenti nei maschi, ma ragazzi e ragazze sono coinvolti in percentuali molto simili in entrambe le dipendenze. Similmente, le caratteristiche che consideriamo più tipiche della prevaricazione femminile possono riscontrarsi anche fra i maschi.”

Oggi si sta fortemente modificano lo stereotipo del “bullo” come prevaricatore fisico, per lasciare spazio a caratteristiche psicologiche più complesse: i comportamenti fisicamente aggressivi delle ragazze non sono solitamente accettati dai pari, quindi le ragazze devono imparare a esprimere la rabbia in modi che non provochino il rifiuto da parte dei compagni. Questo spinge le ragazze a usare aggressioni indirette (manipolazione, senso di colpa, isolamento sociale, vergogna, ecc) e applicarle nell’area che è considerata più importante per tutti: le relazioni sociali.

bullismofemminile

L’esigenza di appartenere ad un gruppo di ragazze, che attenui il senso di inadeguatezza tipico dell’adolescenza, può provocare veri e propri comportamenti di aggressione relazionale tra ragazze: dicerie, pettegolezzi, episodi che screditano la virtù delle vittime, sono tra le forme di violenza psicologica più diffuse. La carica emotiva che si crea nei gruppi di amiche è generalmente maggiore rispetto a quella tra maschi e rende i membri del gruppo più facilmente attaccabili attraverso la manipolazione sociale (esclusione da gruppi su whatsapp, sui social, ecc). Quando le amicizie non sono intime, il gruppo è più incline a focalizzare gli attacchi su ragazze ritenute “deboli”. Oltre alle gerarchie interne del gruppo, inclusa la vittima, troviamo un’altra figura molto interessante: il difensore della vittima. Ad assumere il ruolo di “difensore” sono più spessL’esigenza di appartenere ad un gruppo di ragazze, che attenui il senso di inadeguatezza tipico dell’adolescenza, può provocare veri e propri comportamenti di aggressione relazionale tra ragazze: dicerie, pettegolezzi, episodi che screditano la virtù delle vittime, sono tra le forme di violenza psicologica più diffuse. La carica emotiva che si crea nei gruppi di amiche è generalmente maggiore rispetto a quella tra maschi e rende i membri del gruppo più facilmente attaccabili attraverso la manipolazione sociale (esclusione da gruppi su whatsapp, sui social, ecc). Quando le amicizie non sono intime, il gruppo è più incline a focalizzare gli attacchi su ragazze ritenute non in grado di difendersi. Oltre alle gerarchie interne del gruppo, inclusa la vittima, troviamo un’altra figura molto interessante: il difensore della vittima. Ad assumere il ruolo di “difensore” sono più spesso le femmine rispetto ai maschi, poiché provano più empatia nei confronti della coetanea e sanno adottare strategie di sostegno post-aggressione più efficace dei maschi.

Il ruolo dei genitori e degli insegnati è ben spiegato nel libro: sopratutto la parte in cui si ricorda agli adulti di non minimizzare il disagio delle vittime.

Quando una/un ragazza/o riesce, dopo molti turbamenti, ad esprimere il suo problema ad un adulto, questo ha il dovere di accogliere il disagio, senza usare una comunicazione non verbale di rifiuto. Per gli adulti, in particolare per i genitori, è difficile accettare che le figlie possano trovarsi in difficoltà, ma rifiutare l’evidenza può essere fatale. La percentuale di suicidi tra gli adolescenti vittime di bullismo/cyberbullismo è in aumento esponenziale. Non bisogna incitare all’allarmismo, ma neanche credere che ai nostri figli non potrà mai capitare. Informarsi (con buon senso) è il meglio che possiamo offrire alle ragazze e ai ragazzi di oggi.

Consiglio “Quando il bullismo è al femminile” a tutti, insegnati ed educatori, genitori e figli, ma anche adulti sensibili all’argomento. Durante le consulenze con i genitori emerge spesso questo discorso, quindi se sentite di volerne parlare, vi basterà usare il MODULO CONTATTI sul sito.

Alla prossima settimana

Un pensiero riguardo “Quando il bullismo è al femminile”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...