consigli di lettura, la mia opinione

Sofferenza e riprogettazione esistenziale

<< In campo pedagogico, fino ad un recente passato temi connessi con la sfera emotivo-affettiva non hanno goduto di molta attenzione da parte dei cultori della disciplina. Con molta probabilità, questo è attribuibile al fatto che l’educazione è stata spesso interpretata in termini parziali. […] Da alcuni lustri presso i pedagogisti va diffondendosi l’esigenza di passare, da uno studio dell’oggettivamente osservabile e quantificabile, a un’impostazione euristica interessata anche all’analisi dell’elemento qualitativo e in alcuni casi non direttamente percepibile. Va affermandosi la persuasione che la pedagogia è chiamata a rivedere il proprio modo di concepire la ricerca educativa, quindi a correggere la propria impostazione epistemologica. […]

Scopo primario dell’educazione è aiutare la persona, nelle varie età di vita, ad assumere consapevolezza di sé, a orientarsi in maniera via via sempre più autonoma nel mondo dell’esperienza, a perseguire obiettivi di crescita viepiù sofisticati.

Come tale, la riflessione su di essa non può prescindere dalla giusta e simultanea estimazione delle componenti congnitiva e affettiva, indispensabili entrambe per secondare nella personalità l’assunzione di un precipuo stile di condotta. In riferimento a quanto rilevato, si comprende che l’indagine pedagogica su temi come il dolore, la malattia, la sofferenza, ma anche la gioia, la felicità, la speranza assume nuovo significato e inedita pregnanza. Il fermare il pensiero su di essi, quindi il prestare attenzione a sentimenti, emozioni, stati d’animo, trova ragione d’essere in questa esigenza di torsione epidemiologica della pedagogia. Siffatto modo d’impostare il discorso postula anche una revisione dei metodi di ricerca che, dal privilegio accordato alla rilevazione di dati qualificabili, diventa necessario adeguare all’acquisizione di informazioni qualitative ricavate mendiate narrazioni, diari e biografie. La situazione di sofferenza, per poter essere portata a soluzione, esige l’intervento di persone adeguatamente preparate, capaci di intrecciare con coloro i quali si trovano in situazione di disagio un profondo dialogo, offrendo sostegno educativo, indicazioni operative e orientamenti axiologici.

L’intervento terapeutico, nella gran parte dei casi, non è necessario; appare utile, invece, la tessitura di trame relazionali significative, che aiutino ad affrontare e superare la normale condizione umana del soffrire. Da qui scaturisce l’istanza pedagogico-educativa dell’imparare a prendersi cura delle relazioni, quindi ad assumere modalità comunicative adeguate. >>

Così viene introdotta nella prefazione quest’interessantissima ricerca da parte dello Ce.S.Pe.F. (Centro Studi Pedagogici sulla Vita Matrimoniale e Familiare) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, volta a sottolineare la rilevanza dell’intervento educativo in situazioni di sofferenza.

41NnfYhykeL._SX340_BO1,204,203,200_Sofferenza e riprogettazione esistenziale. Il contributo dell’educazione” è un testo utile per chi, come me, è qualificata nel proporre interventi e consulenze educative. L’ho scelto a corredo dell’articolo “Trovare il proprio posto” per far capire quanto il mio lavoro sai utile, in primo luogo, nel destrutturare convinzioni limitanti circa l’idea che socialmente abbiamo di “femminilità” e, in secondo luogo, nell’individuare elementi utili nel ridefinire l’opinione che abbiamo di noi stesse all’interno del sistema familiare e sociale di appartenenza. Tutto questo contribuisce ad alleggerire la pressione emotiva, a rintracciare gli elementi di sofferenza (che si somatizzano a livello uterino) e a portare benessere alla persona senza l’intervento terapeutico (tanto medico, quanto psicologico) e farmacologico.

Ho scelto di parlare di questo libro perché, ancora oggi, moltissime figure professionali come psicologhe e psicoanaliste (a volte anche sessuologhe) non colgono la complessità e l’importanza dell’intervento pedagogico in situazioni di riprogettazione esistenziale. In questi anni di operato, in particolare sui social, sono stata spesso attaccata da queste figure perché mi occupo di sostengo emotivo (prerogativa che credono, sbagliando, sia una loro esclusiva competenza). Tralasciando l’insicurezza e l’ignoranza delle singole donne che mi hanno attaccata, trovo assurdo che ancora oggi non ci sia collaborazione tra professionisti. Il discorso riguarda anche chi opera in campo medico-sanitario (nel mio caso ho avuto incontri sgradevoli con ginecologhe ed ostetriche).

Confrontandomi con diverse colleghe operanti in campo pedagogico, ho scoperto che questa discriminazione nei nostri confronti è spaventosamente frequente: molti professionisti sottostimano coscientemente la nostra capacità di prenderci cura della persona nei suoi aspetti congitivo-affettivi, rivendicando la loro competenza nel settore come l’unica possibile. Ovviamente non bisogna mai generalizzare: esistono molte professioniste che sanno lavorare a livello multidisciplinare, interessandosi di più al benessere della persona rispetto a chi se ne prenderà il merito.

Per confrontarti sull’articolo “Trovare il proprio posto.” e/o sulla lettura di “Sofferenza e riprogettazione esistenziale. Il contributo dell’educazione.” puoi richiedermi una CONSULENZA sia di persona a Torino, sia a distanza (tramite video-chiamata).

Alla prossima settimana

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