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I monologhi della vagina

«”Vagina”. Ecco, l’ho detto. “Vagina”. L’ho ripetuto. Sono tre anni che pronuncio questa parola. L’ho detta in teatri, università, salotti, caffè, cene mondane, programmi radiofonici in tutto il paese. La direi in televisione se qualcuno me lo permettesse. La pronuncio centoventotto volte ogni sera quando rappresento il mio spettacolo, I monologhi della vagina, che si basa su interviste a un gruppo eterogeneo di più di duecento donne. L’argomento è la vagina. La pronuncio nel sonno. La dico perché non è previsto che la dica. La dico perché è una parola invisibile – una parola che suscita ansia, imbarazzo, disprezzo e disgusto. […] Credo che ciò che non si dice non venga visto, riconosciuto e ricordato. Ciò che non diciamo diventa un segreto, e i segreti spesso creano vergogna, paura e miti. […] Fa paura pronunciare questa parola. “Vagina”. All’inizio hai l’impressione di sfondare un muro invisibile. “Vagina”. Ti senti in colpa, a disagio, come se qualcuno stesse per colpirti. Poi, dopo che l’hai detta per la centesima o la millesima volta, ti viene in mente che è la tua parola, il tuo corpo, la tua parte più essenziale. All’improvviso ti rendi conto che la vergogna e l’imbarazzo che provavi pronunciandola miravano a mettere a tacere il tuo desiderio, a erodere la tua ambizione.»

Il 25 novembre prossimo si svolgerà la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” ed ho scelto “I monologhi della vagina” per parlarne. La drammaturga statunitense Eve Ensle ha restituito dignità ad una parte così importante della nostra femminilità. Il suo intento non era solo quello di denunciare stupri, violenze e femminicidi, ma parlare di piacere, di orgasmi, dell’incontro con noi stesse. Privarci del piacere di godere con il nostro corpo, di incontrare l’altro/a in un’intimità piena e sincera, di accogliere il nostro modo di provare piacere così com’è è un delitto. Abbiamo il diritto di elevare la nostra coscienza grazie al piacere!

Dobbiamo molto alla tenacia di Eve Ensle, perché grazie al suo lavoro ha dato voce a innumerevoli storie: felici, tristi, violente, erotiche… storie di donne che parlano al cuore delle donne… davvero emozionante!

I-monologhi-della-vagina_2018CP-350x492«La prima volta che ho messo in scena “I monologhi della vagina” ero certa che qualcuno mi avrebbe sparato. Perciò quando sono salita sul palco di un piccolo teatro di Manhattan mi sono sentita come se stessi attraversando una barriera invisibile, rompendo un tabù molto profondo. Ma non mi hanno sparato. Alla fine di ogni spettacolo c’erano lunghe code di donne che volevano parlare con me. Sulle prime ho pensato che volessero condividere le loro storie di desiderio e appagamento sessuale. In realtà si mettevano in fila per dirmi come e quando fossero state stuprate o aggredite o picchiate o molestate. Ero sconvolta al vedere che, una volta rotto il tabù, si liberava un fiume in piena di memorie, rabbia e dolore. E poi accadde qualcosa di completamente inaspettato. Lo spettacolo venne ripreso in tutto il mondo da altre donne che volevano infrangere il silenzio sui propri corpi e sulle proprie vite all’interno della comunità di appartenenza. E ora, vent’anni dopo, possiamo parlare ed essere viste. Hanno provato a impedirci perfino di nominare alcune delle parti più preziose del nostro corpo. Ma ecco ciò che ho imparato. Se una cosa non viene nominata, non viene vista, non esiste. Ora più che mai è il momento di raccontare le storie importanti e dire le parole, che siano “vagina” o “il mio patrigno mi ha stuprata”. Quando rompi il silenzio ti accorgi di quante altre persone stessero attendendo il permesso di fare lo stesso

Nel mio piccolo posso dire di aver vissuto emozioni simili quando, a 27 anni, ho iniziato a condurre incontri in cui le donne potessero parlare di loro senza tabù, di corpi e di sessualità, di emozioni, di mestruazioni, di spiritualità. Più di una volta, giovani e adulte, hanno condiviso con il gruppo la loro sofferenza per uno stupro o per un aborto ed ho visto tanta di quella solidarietà da farmi credere che tutto è possibile quando iniziamo a parlare tra noi. Più condividiamo, meno proviamo vergogna (o senso di colpa) rispetto a ciò che pensiamo di noi. Più condividiamo, più ci rendiamo conto di non essere sole.

Come puoi intuire ho adorato il lavoro minuzioso e coraggioso di Eve Ensle e consiglio a tutte (e tutti) sia il libro sia la rappresentazione teatrale (CLICCA QUI). In entrambi i casi suggerisco ai genitori interessati di leggere/vedere prima delle figlie (e dei figli) e solo dopo insieme, in modo da creare così un dialogo sereno sull’argomento. Nel caso in cui abbiate bisogno di supporto per introdurre certi argomenti in famiglia, oppure volete condividere come me esperienze e vissuti sull’argomento, potete richiedermi una CONSULENZA (anche a distanza tramite video-chiamata).

Sulla “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” esprimo un mix di solidarietà e sofferenza. Solidarietà perché ritengo doveroso dare voce a milioni e milioni di bambine, ragazze e donne picchiate, stuprate e uccise ogni giorno. Sofferenza perché tutta questa violenza viene sostenuta politicamente ed economicamente da guerre ingiuste e da paure ingiustificate.

Concludo la riflessione sul 25 novembre con un’altra citazione di Eve Ensle:

«Lentamente compresi come nulla fosse più importante del porre fine alla violenza nei confronti delle donne, che in verità la dissacrazione delle donne rivelava il fallimento degli esseri umani nell’onorare e proteggere la vita; e questo fallimento, se non l’avessimo rettificato, avrebbe significato la fine di tutti noi. Non penso di essere estremista. Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato. Per la sopravvivenza della razza umana, le donne devono essere al sicuro e dotate di potere. È un’idea ovvia ma, come una vagina, ha bisogno di grande attenzione e amore per essere rivelata.»

Alla prossima settimana

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