consapevolezza ciclica, cosa posso fare per te, educazione mestruale

Educazione Mestruale: il tabù mestruale

Se mi segui sul profilo instagram saprai che in questi giorni stiamo parlando della relazione tra tabù sessuali e tabù mestruali. Poiché i social non permettono di andare in profondità con alcuni discorsi ho pensato di approfondire il tema in quest’articolo.

Erroneamente si pensa che un TABU’ sia solo qualcosa di cui non si deve parlare; un divieto rispetto a qualcosa di percepito come “proibito”. Questa associazione d’idee è legata ad un retaggio culturale cattolico. Secondo l’antropologia, un tabù (poiché la parola “taboo” ha origine polinesiana ed è stata importata dagli esploratori in occidente) è un evento vissuto come unico e irreversibile: un vero e proprio rito di passaggio che trasforma sia il corpo sia la psiche di chi lo vive. Un esempio calzante è senza dubbio il Menarca (la nostra prima mestruazione) che segna il passaggio all’età fertile, oppure il Parto e così via. Questi sono veri e propri tabù, nel senso che sono eventi percepiti come “misteri della vita” in una prospettiva misterica e socialmente condivisa.

Come stai intuendo, il sostrato cattolico nella nostra società permea l’idea di tabù sia come divieto, sia come evento unico e irreversibile.

Le religioni monoteiste basano le dinamiche sociali dei loro fedeli tramite obblighi (i famosi “10 Comandamenti”) giustificando questi divieti in vari modi. Pur non essendo cattolici, ebrei o mussulmani praticanti, viviamo in una società che regge le sue basi culturali su questa concezione e abbiamo ereditato l’idea di tabù associandola, appunto, ad un giudizio negativo: un esempio calzante è l’obbligo di non fare sesso prima del matrimonio altrimenti si viene considerate delle “puttane”. Sembra un discorso anacronistico?! Ti assicuro che non lo è per nulla: anche quando crediamo di esserci emancipate dalle restrizioni della società grazie ad una certa libertà sessuale, ci penseranno in condizionamenti familiari a limitare il nostro modo di vederci e di viverci.

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Molte donne con cui lavoro portano dentro molti pregiudizi legati al piacere femminile. Possono aver fatto sesso penetrativo prima del matrimonio, ma non si sono mai masturbate: possono dare piacere al partner, ma quando si tratta di loro stesse iniziano i disagi. Il sesso legato unicamente al piacere femminile è percepito ancora oggi come un tabù. Parlare di ciò che esce dalle nostre vulve (cioè le secrezioni vaginali, e le mestruazioni) sono assolutamente un tabù. Non per gli uomini, come state intuendo, ma per le donne stesse.

L’emozione negativa che accomuna la masturbazione e la mestruazione è la VERGONGA.

La parola che più spesso viene usata per descrivere il disagio maturato con il senso di vergogna è “sporco”. Frasi esplicite come: “Non mi masturbo mai, mi sentirei sporca” oppure sottintese come: “Che schifo le mestruazioni! Mi devo lavare continuamente!” fanno emerge un giudizio negativo spesso maturato in famiglia.

Quasi tutte le persone con cui lavoro giudicano pesantemente il loro copro e sostengono di non meritare di provare piacere.

A differenza del senso di colpa che riguarda un’azione, la vergogna definisce un modo di essere, una parte di noi, della nostra identità. Frasi interiorizzate da piccole come: “Mi vergogno di te!” e dette da persone a cui vogliamo bene, e che stimiamo, ci hanno fatto credere di doverci vergognare di ciò che siamo, anzichè di ciò che facciamo. Anche quando queste frasi non sono state così esplicite, esistono molte meccaniche comunicative che inducono la vergonga: il paragone con fratelli/sorelle oppure amici/amiche più bravi/buoni/studiosi/ecc di noi può essere già un grosso limite.

Con l’arrivo della pubertà ci troviamo ad affrontare non pochi cambiamenti e molto spesso lo facciamo completamente da sole. Non c’insegnano che è normale, durante la fase mestruale, percepire un aumento di libido (pulsione sessuale): una grande carica ormonale che non sappiamo come gestire, a parte sentirci estremamente nervose, arrabbiate, agitate, ansiose, ecc. Alcune ragazze sfogheranno l’aggressività libidica (te ne ho parlato QUI) in modo iperaggressivo (verso altre persone/cose/situazioni) oppure ipoagressivo (alimentando i giudizi negativi verso di loro): da adulte, quasi tutte, tenderanno a non approcciarsi al proprio corpo, ritenuto non attraente, per sfogare questa pulsione sessuale. Eppure quest’atteggiamento non solo non fa bene all’umore, ma anche al corpo. Con il tempo, infatti, è possibile sviluppare diverse somatizzazioni nell’apparato riproduttivo femminile proprio perchè ciò che pensiamo di noi si riversa sul fisico.

Normalmente nei percorsi mestruali lavoriamo sul significato delle parole: ad esempio analizziamo insieme il significato che attribuisci alla parola “sporco” perché questa ha in te un rimando emotivo preciso, un ricordo in cui sono coinvolte altre persone (spesso nostra madre o nonna, oppure un partner), che ha costruito man mano il significato nascosto a cui associamo il disagio. In questo modo, pian piano, si scioglie la matassa emotiva che ti porti dentro, dandoti gli strumenti per conoscerti veramente e stabilire che quella vergogna che provavi non ti appartiene più: questa è emancipazione!

Se desideri confrontarti con me su quest’argomento puoi chiedermi una CONSULENZA  MESTRUALE sia di persona a Torino, sia attraverso video-chiamata. Usa il MODULO CONTATTI che trovi sul sito!

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