consigli di lettura, educazione mestruale

Quindici consigli sulla parità di genere

Su suggerimento di alcune amiche ho deciso di leggere “Cara Ijeawele. Quindici consigli per crescere una bambina femminista”. Sinceramente all’inizio ero piuttosto riluttante perché tutta questa moda femminista alla “girl power”, a mio avviso, sta snaturando il senso stesso del femminismo edulclorandolo in un perbenismo che ci si ritorce contro. Eppure la grinta di Chinamanda Ngozi Adichie mi ha colpita.

717J4X-tVBLNei suoi scritti si sente la passione e la dedizione che mette per la causa e questo le fa onore. Mi ha sollevata, inoltre, la sintonia che ho ritrovato nei suoi consigli (primo tra tutti quello di diffidare del “Femminismo Light”) in quanto sono cose che dico da oltre un decennio alle mamme con cui lavoro. Ecco perché ho scelto di parlarne collegando il testo al discorso dell’articolo precedente (se te lo sei perso, CLICCA QUI). Chimamanda tenta di evidenziare un ruolo genitoriale innovativo rispetto alla sue terra d’origine, in linea con i mutamenti delle società occidentali, in grado di coniugare maternità e professionalità nella stessa donna. L’autrice proporne un modello femminile aperto alla collaborazione con il maschile, ma solido nelle sue convinzioni: stilando quindici punti su come educare i bambini alla parità di genere trova il modo di far passare il messaggio anche agli adulti.

I puniti (da approfondire con la lettura) sono:

  1. Sii una persona completa. La maternità è un dono fantastico, ma evita di definirti solo in termini di maternità. Sii una persona completa. Tua figlia ne trarrà beneficio;

  2. Fatelo insieme. A volte le madri sono così condizionate dal dover essere tutto e dal dover fare tutto che si rendono corresponsabili della svalutazione del ruolo dei padri. Condividi equamente le cure della bambina;

  3. Spiegale che “ruoli di genere” è una grande sciocchezza. Non dirle mai che deve fare o non fare una cosa “perché sei una femmina”. “Perché sei una femmina” non è mai una buona ragione. In nessun caso;

  4. Guardati dai pericoli di quello che chiamo “Femminismo Light”. E’ l’idea di un’uguaglianza femminile condizionata. Rifiutala del tutto. E’ un’idea vuota, consolatoria e fallimentare. Essere femminista è come essere incinta. O lo sei o non lo sei. O credi nella piena uguaglianza fra uomini e donne, o non ci credi;

  5. Insegnale a leggere. Insegnale ad amare i libri. Il modo migliore è attraverso l’esempio casuale. In questo modo imparerà a ragionare con la sua testa;

  6. Insegnale a mettere in discussione la lingua. La lingua è il ricettacolo dei nostri pregiudizi, delle nostre convinzioni, dei nostri preconcetti. Per farglielo capire, però, devi mettere in discussione la tua stessa lingua. Non usare parole sessiste nel riferiti a te stessa o a tua figlia;

  7. Non parlare mai del matrimonio come di un traguardo. Un matrimonio può essere felice o infelice, ma non è un obiettivo da raggiungere. Condizioniamo le ragazze ad aspirare al matrimonio, ma non facciamo altrettanto con i ragazzi, perciò fin dall’inizio c’è uno squilibrio terribile;

  8. Insegnale a bandire l’ansia di compiacere. Il suo obiettivo non è rendersi piacevole agli altri, il suo obiettivo è essere pienamente se stessa, una persona onesta e consapevole della pari umanità degli altri;

  9. Dà a tua figlia un senso d’identità. E’ importante. Fallo in modo esplicito. Fa’ che cresca nella consapevolezza di essere, tra le altre cose, parte della sua cultura d’origine;

  10. Sii determinata nell’affrontare la questione del suo aspetto fisico. Incoraggiala a praticare sport. Insegnale ad essere fisicamente attiva. Gli studi dimostrano che le ragazze smettono di fare sport con l’arrivo della pubertà perché il corpo cambia. Insegnale ad avere un buon rapporto con il proprio corpo;

  11. Insegnale a mettere in discussione l’uso selettivo che la nostra cultura fa della biologia come “giustificazione” delle norme sociali. Spesso usiamo la biologia per giustificare i privilegi degli uomini, prima fra tutte la ragione della superiorità fisica, e rendere inferiori le donne;

  12. Parlale di sesso, e comincia presto. Forse sarà un po’ imbarazzante, ma è necessario. Non far finta con lei che il sesso sia unicamente un atto controllato ai fini riproduttivi. O un atto ammissibile “solo nel matrimonio”, perché sarebbe ipocrita. Dille che il sesso può essere bellissimo e che, a parte le ovvie conseguenze fisiche, può avere delle conseguenze emotive. Dille che il suo corpo appartiene a lei e soltanto a lei, che non deve mai sentirsi obbligata a dire “sì” a qualcosa che non vuole o a qualcosa che è costretta a fare. Insegnale a dire “no” quando sente essere la risposta giusta. E’ una cosa di cui andare fiera;

  13. L’amore arriva, sta’ in campana. Fa’ in modo di essere al corrente delle sue storie d’amore. E’ l’unica maniera per esserlo è cominciare molto presto a darle il linguaggio per parlarti non solo di sesso, ma anche di amore. Insegnale che amare non è soltanto dare, ma anche ricevere. E’ importante, perché diamo alle ragazze sottili indicazioni sulla loro vita inculcando l’idea che gran parte della loro capacità di amare stia nella propensione a sacrificarsi. Non insegnano la stessa cosa ai ragazzi;

  14. Nel parlare di oppressione sta attenta a non trasformare gli oppressi in santi. La santità non è il prerequisito della dignità. Le persone scortesi e disoneste sono comunque esseri umani che meritano dignità. A volte c’è qualcosa che non va nella trattazione delle questioni di genere, cioè l’idea preconcetta che le donne siano moralmente “migliori” degli uomini. Non lo sono. La bontà femminile è altrettanto normale della cattiveria femminile. E ci sono molte donne al mondo che non amano le altre donne. La misoginia femminile esiste, e rifiutarsi di riconoscerla vuol dire prestare il fianco;

  15. Insegnale la differenza. Rendi la differenza naturale, rendila normale. Insegnale a non attribuire un valore particolare alla differenza. E il motivo per farlo non è essere giusti o carini, ma semplicemente umani e pratici. Perché la differenza è la realtà del nostro tempo. E insegnandole le differenza, le fornisci gli strumenti per sopravvivere in questo mondo.

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Nel mio lavoro di sostengo nella relazione mamma-figlia (anche mamma anziana/ figlia adulta), mi trovo spesso a trattare questi argomenti perchè il dialogo intergenerazionale è alla base della percezione della nostra identità (biologica). Ovviamente la formula del mio intervento è diversa per ovvie ragioni legate ad alcune peculiarità, ma il senso ultimo del confronto intergenerazionale è lo stesso: costruire identità femminili complete e consapevoli che sappiano dialogare tra loro procedendo insieme verso un nuovo concetto di Sorellanza.

Se senti il bisogno di confrontarti con me su quanto letto, sull’educazione dei tuoi figli, sulle dinamiche con il/la partner, sull’ambiente di lavoro, o altro inerente alla parità di genere, puoi richiedermi una CONSULENZA MESTRUALE sia in studio a Torino sia a distanza (tramite video-chiamata). Usa il modulo contatti, CLICCANDO QUI!

 

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