benessere di coppia, cosa posso fare per te, disturbi sessuali femminili

Disturbo nel concepimento, nella gravidanza e lutto perinatale.

Quando parliamo di gravidanza siamo solite pensare agli aspettati positivi che ci portano a credere che la cosiddetta “dolce attesa” sia esclusivamente carica di vita e di speranza: ecco allora che la coppia sogna, progetta, immagina con gioia ed entusiasmo il momento in cui stringerà tra le braccia il proprio bambino.

Purtroppo, però, possono venire a crearsi situazioni che rendono estremamente drammatica la vita della futura coppia genitoriale: in alcuni casi si può verificare l’infertilità di uno o di entrambi i partner oppure di non riuscire a portare a termine la gravidanza oppure di perdere il bambino dopo pochi giorni dal parto.

Ogni storia rivela la tragedia, il dolore e il silenzio sopportati da queste donne e i temi comuni sono frustrazione, dolore, isolamento, rabbia e senso di colpa di fronte alla perdita.

L’infertilità, l’aborto, la morte in utero e il lutto perinatale sono ancora argomenti tabù in tutto il mondo (legati soprattutto alla vergogna e al senso di colpa). Inoltre, molte donne non ricevono ancora cure adeguate e rispettose quando non riescono a diventare madri oppure il loro bambino muore durante la gravidanza o il parto.

In quest’articolo ti parlerò delle conseguenze piscologiche ed emotive che possono presentarsi nelle varie fasi dal concepimento al post-parto.

FACCIAMO UNA PRECISAZIONE

L’infertilità femminile viene spesso associata alla sterilità, ma questo è sbagliato.

L’infertilità si accerta dopo 12 mesi di rapporti mirati e non protetti (6 mesi se la donna ha più di 35 anni o altri fattori di rischio) durante i quali non è stata raggiunta la gravidanza. Si calcola che possa interessare il 15% circa delle donne e l’avanzare dell’età è strettamente connessa alla perdita di capacità riproduttiva (a 30 anni la possibilità di concepire è intorno al 30-40% e questa possibilità è ridotta al 10% a 40 anni).

Il termine infertilità, quindi, va distinto da quello di sterilità. Quest’ultima, infatti, definisce l’impossibilità assoluta a concepire per una causa non rimovibile.

Esistono numerose cause di infertilità femminile: alterazioni dell’apparato riproduttivo, malformazioni congenite, infezioni, disfunzioni ormonali. Solo in alcuni casi, invece, si parla di infertilità idiopatica, quando gli esami diagnostici non sono riusciti ad individuare alcuna causa specifica.

INFERTILITA’ IDIOPATICA

In medicina si usa il termine “idiopatia” per indicare una patologia di cui non si conoscono le cause organiche o non si possono dimostrare con la moderna tecnologia diagnostica. E’ definita infertilità idiopatica la condizione in cui non si riesce a concepire un bambino dopo un anno di rapporti mirati, nonostante la regolarità dell’ovulazione, dei parametri spermatici ed in assenza di altri impedimenti fisici.

Negli anni è stato dimostrato che l’infertilità idiopatica ha una forte componete psicosomatica e in molti casi un percorso sessuologico può essere risolutivo.

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ABORTO SPONTANEO

L’aborto spontaneo è una delle complicanze più comuni durante l’inizio della gravidanza. Si stima che l’aborto spontaneo avvenga nel 30% dei primi 3 mesi di gestazione e nel 20% durante il secondo trimestre.

L’esperienza dell’aborto spontaneo può compromettere la salute e il benessere psicologico delle donne. In alcuni casi, i sintomi psicologici di ansia e di depressione possono persistere fino a 1 anno dopo l’aborto spontaneo. Inoltre, è sempre più riconosciuto che le conseguenze negative per la salute psicologica e mentale del precedente aborto spontaneo continuino dopo la perdita e nelle successive gravidanze. 

Possiamo quindi, immaginare che l’aborto spontaneo sia un’esperienza molto vivida per le donne sia da un punto di vista fisico che psicologico. Inoltre, la consapevolezza di non avere alcun controllo su ciò che sta accadendo al corpo, insieme alla paura di perdere il bambino, genera una profonda angoscia che può portare a un attacco di panico e/o a sperimentare un vero e proprio stato di shock.

In assenza di risposte specifiche sulle cause dell’aborto spontaneo, che possono portarti a sentirti in colpa per averlo causato, si consiglia di prendere in considerazione un supporto psicologico e fare molta più attenzione allo stile di vita: mangiare sano, fare esercizio fisico, evitare il fumo, droghe e alcol, limitare la caffeina, controllare lo stress e mantenere un peso sano.

INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA

Tre gli effetti psicologici derivanti da un’interruzione volontaria di gravidanza troviamo prevalentemente stati depressivi, ansia, senso di colpa, di inadeguatezza, difficoltà relazionali e, nei casi più gravi, ideazione suicidaria e tendenze autolesioniste. In questi casi spesso la donna si scontra con un partner che non intende avere un figlio, difficoltà socioeconomiche che non permettono di allevare il bambino, o non accettazione che il bambino portato in grembo sia il frutto di un abuso.

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INTERRUZIONE DI GRAVITANZA A CAUSA DI PROBLEMI

La perdita di un bambino in gravidanza dopo la scoperta di malformazioni o di gravi patologie cromosomiche del piccolo può essere considerata come un evento traumatico ad alto impatto psicologico. Ciò è particolarmente rilevante se la cessazione della gravidanza avviene nel secondo o terzo trimestre di gravidanza. Reazioni di PTSD (disturbo post traumatico da stress) e CG (dolore complicato) sono state documentate in genitori dopo anni dalla risoluzione per motivi di anormalità.

MORTE INRAUTERINA, MORTE ALLA NASCITA E LUTTO PERINATALE

Il termine “morte alla nascita” viene utilizzato in riferimento al parto di un bambino morto che era vivo all’inizio del travaglio. La morte intrauterina implica la morte prima dell’inizio del travaglio e di solito si riferisce a una gestazione più lunga di 20 settimane. Il lutto perinatale, invece, si riferisce alla morte di un bambino dopo 7 e 28 giorni dalla nascita. Spesso si usa il termine “lutto perinatale” per comprendere tutti e i tre tipi di perdita tardiva di gravidanza.

C’è consenso generale sul fatto che la perdita tardiva di gravidanza comporti un dolore e una sofferenza emotivi molto marcati per la maggior parte dei genitori e che non ci sia distinzione sull’intensità di dolore provata dalla madre e dal padre, in quanto si è concordi nell’affermare che quest’ultimo manifesta il dolore in modo diverso dalla madre.

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COME TI AIUTO

Molte donne in Italia non ricevono cure adeguate dopo aver perso un bambino. Il linguaggio usato dai medici per l’aborto spontaneo e la morte in utero può essere di per sé traumatico: la terminologia che si riferisce a una “cervice incompetente” o un “ovulo rovinato” può essere angosciante.

In particolare molte donne riferiscono che indipendentemente dalla loro cultura, istruzione o educazione, i loro amici e la famiglia non vogliono parlare della loro perdita. La vivono come un vero e proprio tabù, minimizzando il dolore, usando frasi come “fanne un altro e vedrai che ti passa” e così via.

La perdita di un bambino può indurre a disturbi come depressione, psicosi o disturbo post-traumatico da stress e va’ trattata con il giusto rispetto: i genitori hanno bisogno di essere aiutati a sviluppare una rappresentazione interiore del bambino non nato.

Il dolore spesso viene espresso in misura minima e l’esordio degli altri sintomi è strettamente legato alla perdita.

Il mio compito è quello di assistere la donna ad affrontare il lutto: a volte è necessario smettere di identificare l’espressione del dolore con la “debolezza” o la sensazione di “dare fastidio agli altri” e darti, finalmente, il permesso di soffrire.

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